Consiglio comunale del 30 giugno 2026: lo stillicidio della democrazia castoranese

Sono ben 35 i punti in discussione nell’ordine del giorno, poiché da 15 mesi non vengono discusse le interrogazioni e le mozioni presentate dal gruppo “Progressisti per Castorano”.

Martedì 30 giugno 2026 è stato convocato il Consiglio comunale, nel quale saremo chiamati a discutere ben 35 punti all’ordine del giorno, un numero oggettivamente eccezionale per un Comune delle dimensioni di Castorano. Di questi, 28 riguardano interrogazioni, mozioni e interpellanze da noi presentate nel corso degli ultimi mesi. In sintesi, dal marzo 2025, quindi da oltre quindici mesi, non vengono discusse le nostre proposte di sindacato ispettivo, che rappresentano, insieme all’accesso agli atti, il principale strumento attraverso il quale i consiglieri comunali di minoranza possono esercitare le proprie funzioni di controllo sull’operato degli organi di governo dell’ente.

Non abbiamo mai preteso che il sindaco, il quale ricopre anche il ruolo di presidente del Consiglio comunale, convocasse una seduta ogni mese. Non lo abbiamo mai chiesto e non lo avremmo mai preteso. Tuttavia, non avremmo mai immaginato che si potesse arrivare a una situazione come quella attuale, che riteniamo non soltanto istituzionalmente anomala, ma profondamente imbarazzante, non solo per noi che rappresentiamo una parte della comunità nelle istituzioni, ma soprattutto per tutti i castoranesi, costretti ancora una volta ad assistere a un modo di amministrare che, a nostro giudizio, mortifica il ruolo del Consiglio comunale e finisce per danneggiare la credibilità istituzionale del Comune anche nel contesto territoriale.

Alcuni dei punti inseriti all’ordine del giorno del Consiglio comunale del 30 giugno 2026 erano già stati iscritti in precedenti sedute senza essere mai discussi. Il primo caso risale al Consiglio comunale del 14 luglio 2025, nel quale, su nostra proposta, fu votato a maggioranza dei presenti il rinvio della discussione di otto interrogazioni e mozioni, essendo ormai prossima la mezzanotte dopo una seduta iniziata alle ore 18.30. In quella circostanza il sindaco assunse pubblicamente l’impegno di riconvocare il Consiglio comunale entro quindici giorni per consentire la discussione degli atti rinviati. Un impegno preciso, assunto davanti al Consiglio e ai cittadini, che tuttavia non è mai stato mantenuto.Successivamente, nel Consiglio comunale del 24 novembre 2025, decidemmo di non partecipare per protestare contro il mancato coinvolgimento della minoranza nella scelta del proprio rappresentante da eleggere in seno al Consiglio dell’Unione dei Comuni della Vallata del Tronto. Anche in quell’occasione erano iscritte all’ordine del giorno dieci interrogazioni e mozioni, di cui otto già rinviate dalla seduta del 14 luglio 2025.Da quel momento il sindaco ha scelto di applicare l’articolo 17, comma 5, del Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale, secondo cui la discussione di interrogazioni, interpellanze e mozioni è esclusa quando all’ordine del giorno figurano l’approvazione del bilancio di previsione o del rendiconto della gestione. Per tale ragione, nei successivi Consigli comunali del 22 dicembre 2025, dedicato all’approvazione del bilancio di previsione, e del 27 aprile 2026, dedicato all’approvazione del rendiconto, gli atti di sindacato ispettivo non sono stati inseriti all’ordine del giorno e, di conseguenza, non sono stati discussi.Pur prendendo atto dell’esistenza di tale disposizione regolamentare, riteniamo che la sua applicazione reiterata abbia prodotto un effetto sostanzialmente dilatorio, comprimendo nei fatti le prerogative riconosciute ai consiglieri comunali di minoranza, in particolare quelle di indirizzo e controllo.Del resto, il sindaco e l’amministrazione comunale non dispongono, a nostro avviso, di una discrezionalità illimitata nella gestione dei tempi di trattazione degli atti ispettivi. Sia il TUEL sia il Regolamento comunale prevedono infatti che il sindaco o l’assessore competente debbano rispondere alle interrogazioni entro trenta giorni dalla loro presentazione.

Per questo motivo riteniamo che la scelta politica compiuta dal sindaco e dalla sua sempre più silenziosamaggioranza sia stata quella di rinviare il più possibile la discussione delle interrogazioni ritenute più scomode, come quelle riguardanti i lavori di riqualificazione di Piazza Giacomo Leopardi o la situazione debitoria della Farmacia comunale. È difficile non rilevare come proprio gli atti destinati ad affrontare le questioni più delicate per l’amministrazione siano rimasti per mesi senza alcun confronto pubblico in Consiglio comunale. Una coincidenza che, francamente, lascia più di un interrogativo e sulla quale saranno i cittadini a trarre le proprie conclusioni.Siccome amministrare una comunità significa assumersi delle responsabilità davanti ai cittadini, e noi non ci siamo mai sottratti a questo principio, né intendiamo farlo in futuro, se oggi siamo arrivati al punto di dover discutere ben 27 interrogazioni e mozioni nel Consiglio comunale del 30 giugno 2026, riteniamo doveroso riconoscere che una parte di responsabilità appartiene anche a noi.La nostra responsabilità più grande è stata quella di aver creduto, forse con eccessiva fiducia, che per Castorano potesse davvero aprirsi una nuova stagione politica, nella quale, pur nel rispetto delle reciproche differenze e dei diversi ruoli istituzionali, maggioranza e opposizione avrebbero potuto confrontarsi con serietà, lealtà istituzionale e rispetto reciproco, nell’esclusivo interesse della nostra comunità.Abbiamo pensato, probabilmente con ingenuità, che chi aveva ricevuto dai castoranesi l’onore e l’onere di amministrare il Comune, con oltre il 60% dei consensi, avrebbe esercitato tale mandato nel pieno rispetto della legge, dello Statuto comunale e dei regolamenti che disciplinano il funzionamento delle istituzioni.Perché indossare la fascia tricolore non rappresenta soltanto un simbolo di prestigio personale o istituzionale, ma significa assumersi una responsabilità enorme nei confronti della propria comunità, giurando di osservare lealmente la Costituzione italiana e di esercitare le proprie funzioni nell’interesse esclusivo della collettività.Il sindaco dovrebbe rappresentare il primo garante delle istituzioni comunali, dare l’esempio con il proprio comportamento, essere il punto di riferimento dell’intera comunità, non soltanto di chi lo ha votato, e dimostrare ogni giorno, con i fatti, che amministrare significa servire i cittadini e non esercitare il potere.

Purtroppo, in questi primi due anni di mandato, abbiamo avuto la sensazione di assistere a qualcosa di profondamente diverso. Abbiamo visto prevalere la rappresentazione della politica sulla sua sostanza, la ricerca dell’immagine sul confronto democratico, la vanità sul senso delle istituzioni e, troppo spesso, la prepotenza sul dialogo. Si è progressivamente affermata una concezione dell’amministrazione che, a nostro giudizio, interpreta il consenso elettorale come una legittimazione a governare senza confronto, anziché come una responsabilità da esercitare nel rispetto delle minoranze, che non rappresentano un ostacolo ma una componente essenziale della democrazia. È una visione della politica lontana anni luce da quella immaginata dai Padri Costituenti nella nostra amata Costituzione, che troppo spesso viene evocata nei discorsi ufficiali, celebrata nelle ricorrenze istituzionali e difesa a parole, ma assai meno praticata nei comportamenti quotidiani di chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica. Forse il sindaco, durante il suo viaggio a Roma dello scorso 2 giugno, oltre al comprensibile orgoglio di rappresentare Castorano in una giornata così importante per la Repubblica, avrebbe potuto cogliere l’occasione per riflettere ancora una volta sul significato del giuramento prestato all’atto del suo insediamento. Non basta, infatti, richiamare la Costituzione nelle cerimonie ufficiali: occorre soprattutto applicarne quotidianamente i principi. I principi sanciti dagli articoli 21 e 97 della Costituzione devono essere letti come un sistema unitario di garanzie democratiche, che dovrebbero orientare ogni scelta amministrativa e ogni comportamento istituzionale, soprattutto quando si tratta di garantire il pieno esercizio dei diritti riconosciuti ai consiglieri comunali, indipendentemente dal fatto che appartengano alla maggioranza o all’opposizione. Per questo motivo continuiamo a ritenere che il rispetto delle regole democratiche non possa mai essere considerato un favore concesso alla minoranza, ma rappresenti un dovere istituzionale verso l’intera comunità, perché la qualità della democrazia si misura soprattutto da come vengono tutelati i diritti di chi è chiamato a svolgere un ruolo di controllo e non soltanto di governo.

L’ordine del giorno del Consiglio comunale del prossimo 30 giugno costituisce la più evidente cartina di tornasole di questi primi due anni di mandato amministrativo. Un ordine del giorno che, da solo, racconta meglio di qualsiasi dichiarazione politica il modo in cui è stato concepito il rapporto tra maggioranza e opposizione durante questa consiliatura.In questi due anni, a nostro giudizio, troppo poco è stato realmente fatto a vantaggio della collettività. Si è preferito dedicare tempo ed energie alla costruzione di una narrazione politica finalizzata a prendere le distanze dal proprio passato amministrativo, piuttosto che affrontare con decisione le numerose criticità che continuano a interessare il nostro territorio.Invece di lavorare con umiltà e spirito di servizio per affrontare gli annosi problemi di Castorano, si è spesso preferito concentrare il dibattito pubblico sulle polemiche, sui personalismi e sulle contrapposizioni, trascurando questioni che incidono concretamente sulla vita quotidiana dei cittadini. Molte di queste problematiche sono emerse proprio grazie alle interrogazioni, alle mozioni e alle iniziative che abbiamo promosso in questi due anni, assumendoci sempre, con senso di responsabilità, le conseguenze politiche e personali delle nostre denunce. Non abbiamo mai cercato lo scontro per il gusto dello scontro; abbiamo cercato di esercitare fino in fondo il mandato che i cittadini ci hanno affidato.

Siamo sinceramente delusi e amareggiati. Non avremmo mai immaginato che il confronto democratico potesse degradarsi fino a questo punto, né che il ruolo dell’opposizione potesse essere progressivamente svuotato attraverso il rinvio sistematico delle sue iniziative consiliari.Per questo motivo sentiamo il dovere di rivolgere le nostre scuse ai castoranesi. Lo facciamo non perché riteniamo di aver sbagliato nel presentare interrogazioni, mozioni, ma perché avevamo promesso ai cittadini che avremmo portato le loro istanze nelle sedi istituzionali e, troppo spesso, ci siamo trovati nell’impossibilità di discuterle.Ci scusiamo perché avremmo voluto che il Consiglio comunale fosse il luogo naturale del confronto, del dibattito e della ricerca delle soluzioni ai problemi della comunità. Invece, per oltre un anno, troppe questioni sono rimaste sospese, private di quel confronto pubblico che rappresenta l’essenza stessa della democrazia locale.Noi volevamo discutere dei problemi per cercare di individuare insieme possibili soluzioni. Non ci interessavano né lo scontro personale né la polemica fine a sé stessa. Purtroppo, questa disponibilità al confronto non ha trovato analoga apertura da parte del sindaco e dell’amministrazione comunale.Si è preferita, troppo spesso, la logica della contrapposizione, della chiusura e dell’autosufficienza politica. Una scelta che riteniamo profondamente sbagliata, perché amministrare un Comune significa ascoltare anche le voci critiche, soprattutto quando provengono da rappresentanti eletti democraticamente dai cittadini. La democrazia locale vive del confronto tra idee diverse, non del silenzio imposto alle minoranze. E il Consiglio comunale non può trasformarsi in un luogo nel quale le prerogative dell’opposizione vengono sistematicamente rinviate o compresse, perché ciò finisce inevitabilmente per impoverire l’intera comunità e non soltanto chi siede tra i banchi della minoranza.

Di fronte a tutto questo non possiamo e non vogliamo rimanere in silenzio. Ci sarebbe piaciuto confrontarci nel merito delle questioni amministrative. Ci sarebbe piaciuto discutere di opere pubbliche, di servizi, di bilanci, di programmazione, di sviluppo del territorio e del futuro della nostra comunità. Purtroppo, si è preferita, invece, la logica del muro contro muro, della delegittimazione dell’avversario politico e, talvolta, anche dell’attacco personale. Un modo di intendere la politica che riteniamo incompatibile con il ruolo che un sindaco dovrebbe ricoprire all’interno di una comunità.Non è accettabile che il confronto politico venga sostituito dalla denigrazione personale, così come non è accettabile che il dissenso venga sistematicamente rappresentato come un ostacolo anziché come una fisiologica espressione della democrazia.Per questo motivo riteniamo che il sindaco debba spiegare pubblicamente ai cittadini le ragioni di questi ritardi, delle mancate risposte alle interrogazioni e della sistematica compressione dei tempi di discussione degli atti di sindacato ispettivo. Non siamo noi a dover giustificare il numero delle interrogazioni e delle mozioni presentate.I numeri, del resto, parlano da soli. In circa quindici mesi abbiamo presentato meno di due atti al mese: un’attività assolutamente fisiologica per un gruppo consiliare di opposizione che intenda svolgere con serietà il proprio mandato. Semmai è legittimo chiedersi perché tali atti siano rimasti per così tanto tempo privi di risposta e di discussione.Noi continueremo, come abbiamo sempre fatto, a camminare a testa alta, perché siamo convinti di aver sempre operato nella piena osservanza della legge, dei regolamenti comunali e del mandato ricevuto dai cittadini.A quanti continuano ad accusare il gruppo “Progressisti per Castorano” di voler distruggere il nostro amato Paese, rispondiamo con una semplice considerazione: la minoranza non governa, non approva bilanci, non adotta delibere di Giunta, non realizza opere pubbliche e non assume decisioni amministrative. Il suo compito è un altro: controllare, proporre, vigilare e rappresentare quella parte della cittadinanza che ha scelto democraticamente di affidarle questo ruolo. È esattamente ciò che abbiamo fatto e continueremo a fare.Se oggi emergono criticità amministrative non è perché qualcuno le denuncia, ma perché esistono. Confondere chi segnala un problema con chi lo ha causato rappresenta un modo di affrontare la politica che non condividiamo e che non appartiene alla nostra cultura istituzionale.Sappiamo bene che continuare a esercitare questo ruolo comporta inevitabilmente critiche, attacchi personali e tentativi di delegittimazione. Fa parte della vita politica e lo accettiamo. Ciò che invece non accetteremo mai è che tutto questo diventi un motivo per rinunciare al nostro dovere di controllo nell’interesse della collettività.Il bene di Castorano viene prima di qualsiasi appartenenza politica, di qualsiasi interesse personale e di qualsiasi consenso elettorale. È questo il principio che continuerà a guidare ogni nostra iniziativa, dentro e fuori il Consiglio comunale.Chi amministra una comunità dovrebbe sempre ricordare che il potere non è un privilegio da conservare, ma una responsabilità da esercitare con equilibrio, trasparenza e umiltà. Perché le istituzioni appartengono ai cittadini e non a chi, temporaneamente, è chiamato a governarle.Per questo motivo continueremo a svolgere il nostro ruolo con fermezza, serietà e rispetto delle istituzioni, senza lasciarci intimidire dalle polemiche, nella convinzione che il confronto democratico rappresenti sempre una ricchezza e mai un problema.

Noi continueremo a farci giudicare dai fatti. Il resto lo lasciamo al giudizio dei cittadini. E come recita una celebre frase di un noto film “Non è chi sei sotto la maschera, ma quello che fai che ti qualifica”.