31 Lug Il sindaco Cicconi e la “Democrazia sospesa”
Per la seconda volta in meno di un mese, il sindaco Cicconi ha interrotto e sciolto il Consiglio comunale nel pieno della discussione. È accaduto il 30 giugno. È accaduto di nuovo il 27 luglio. Anche questa volta diversi punti all’ordine del giorno non sono stati discussi e sono stati rinviati per una decisione arbitraria e non condivisibile, imposta dal sindaco e dalla sua maggioranza.
Non si tratta più di un episodio isolato, ma di un modo di concepire il ruolo delle istituzioni che consideriamo profondamente sbagliato e dal quale prendiamo con fermezza le distanze. È un modo di agire che non ci appartiene e che non ci apparterrà mai. Il Consiglio comunale non può essere interrotto ogni volta che il confronto diventa scomodo o secondo la convenienza del sindaco e della maggioranza.
Il Regolamento del Consiglio comunale è chiaro e deve essere rispettato sempre e non solo quando conviene al sindaco, che svolge anche il ruolo di presidente del consiglio comunale: la sospensione della seduta è prevista in presenza di gravi disordini che rendano impossibile la prosecuzione dei lavori. Ma il 27 luglio cosa è accaduto: Non ci sono stati disordini in aula; non c’è stato alcun intervento delle forze dell’ordine. Il consiglio quindi non poteva e non doveva essere sospeso!
Eppure la seduta è stata ugualmente interrotta durante la discussione dell’interrogazione relativa alla procedura con cui il Comune ha acquisito l’area sulla quale è stata installata l’antenna 5G al Civico Cimitero. Su questi temi il sindaco ha scelto, ancora una volta, di non rispondere ai nostri quesiti, presentati già nel mese di dicembre 2025, trincerandosi dietro l’esistenza di ricorsi pendenti davanti al TAR Marche. Una scelta che ha impedito il confronto in Consiglio comunale e ha negato ai cittadini risposte attese da mesi. Proprio su questioni così rilevanti per la comunità, che coinvolgono anche il tema della salute pubblica, riteniamo che sia dovere dell’Amministrazione spiegare le proprie scelte e confrontarsi apertamente nel Consiglio comunale, che rappresenta la massima espressione del confronto democratico e del dialogo politico.
Per questo abbiamo presentato un formale esposto alla Prefettura di Ascoli Piceno affinché verifichi la regolarità di quanto accaduto e valuti gli eventuali provvedimenti necessari a garantire il pieno rispetto delle regole e del corretto funzionamento del Consiglio comunale di Castorano.
Il Consiglio comunale non appartiene al sindaco. Non appartiene alla maggioranza. Appartiene ai cittadini. E ai cittadini dobbiamo garantire trasparenza, confronto, rispetto delle regole e piena agibilità democratica.
Caro sindaco, chi teme il confronto indebolisce la democrazia. Chi interpreta le regole in modo discrezionale mortifica il ruolo del Consiglio comunale e manca di rispetto ai cittadini che quell’istituzione è chiamata a rappresentare. La democrazia si difende garantendo il confronto, non sospendendo a piacimento il consiglio comunale.